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02/02/2022 - StarNews – Eurozona, a gennaio Pmi composito finale a 52,3 punti da 53,3 di dicembre. Pmi del terziario a 51,2 da 53,1 del mese precedente

Nell’eurozona, il Pmi composito finale, sintesi di manifatturiero e servizi, a gennaio si indebolisce a 52,3 punti da 52,4 della stima flash, 53,3 di dicembre e dai 52,4 punti attesi nel Market movers settimanale.

Il rafforzamento del Pmi manifatturiero finale di gennaio (a 58,7 punti da 58,0 di dicembre), infatti, è stato superato dal calo dell’indice dei servizi, a 51,1 punti, da 51,2 della stima flash, da 53,1 di dicembre e dai 51,2 stimati dagli analisti di Star am.

La nuova frenata della crescita dell’economia dell’eurozona è ascrivibile alla variante Omicron che ha ostacolato l’attività soprattutto nel settore dei servizi. Al contempo, dopo il leggero rallentamento di fine anno, i dati raccolti hanno mostrasto una nuova accelerazione dell’inflazione in tutta l’eurozona.

Tra i Paesi dell’eurozona monitorati, l’Irlanda ha indicato la crescita più veloce della produzione combinata del manifatturiero e terziario, con un’espansione invariata rispetto alla forte prestazione di dicembre (a 56,5). La Germania è tornata in territorio di crescita dopo la marginale contrazione di dicembre (a 53,8, massimo in 4 mesi). Al contrario, la Francia ha perso slancio (52,7, massimo in 9 mesi), l’Italia è in generale stagnazione (50,1, minimo in 12 mesi) e la Spagna ha rilevato la prima contrazione da febbraio dello scorso anno (47,9, minimo in 11 mesi).

“Dopo l’indebolimento della crescita del trimestre finale del 2021 – spiega Williamson, capo economista di Ihs Markit –, a gennaio l’economia dell’eurozona registra un nuovo rallentamento. Le aziende stanno indicando un attenuamento della domanda e continui disagi legati sia alla carenza di personale che ai problemi sulla fornitura di materie prime a causa della pandemia”.

“Questo rallentamento – prosegue l’economista – coincide con l’irrigidimento più severo da maggio scorso delle misure anti-virus in tutto il territorio dell’eurozona, a causa dell’aumento dei contagi provocati dalla variante Omicron. La Spagna ne ha risentito di più, l’Italia è entrata in stagnazione. Entrambi i risultati sono stati collegati al calo del terziario. La Francia, nel frattempo, sta registrando l’espansione più debole dallo scorso aprile. La Germania, invece, entra in una fase positiva e fa presagire che l’impatto di Omicron sarà più breve e meno severo delle ondate precedenti. Il terziario tedesco, colpito più severamente da Omicron alla fine dello scorso anno, sta già recuperando mentre la produzione manifatturiera sta rinvigorendosi ancora di più.”.

“La preoccupazione principale – ha concluso – riguarda le crescenti pressioni inflazionistiche, che potrebbero aggravarsi con l’impennata dei prezzi energetici nei prossimi mesi. I conti delle famiglie sono già allo stremo e le aziende stanno affrontando nuovi aumenti sui costi. A questo si aggiungono gli ulteriori potenziali rischi al ribasso sulle previsioni future legate alle tensioni in Ucraina, il cui aggravamento potrebbe spingere ancora più in basso la fiducia economica”.


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